Il delitto di Lord Canterville e altri racconti

il delittoLe cinque del pomeriggio. Puntuale, torna a farmi visita una tristezza che conosco bene. E’ finito il giorno attivo durante il quale sottometto e vinco la mia delusione o il mio disappunto. Ma è anche l’ora fatale in cui finisce il lavoro, gli autobus si riempiono di sbadigli e sguardi sonnecchianti, tutti corrono da qualche parte e, magari, gli amanti si sono già scelti. Allora, ad un angolo di strada, incapace di proseguire avverto un senso di angoscia soffocante, di sradicamento, di solitudine, una mancanza di affetti e di sicurezza dalla forma di tetto spiovente sotto il quale potermi riparare. In un momento così particolare, le persone alle quali mi rivolgo sono incapaci di grandi amicizie. Si frammentano, si dissolvono in qualcosa di secondario che non sono in grado di afferrare e rendere mio. Mi guardo intorno. Sotto un cielo colore del fuoco, scorgo una panchina e mi siedo. Non ho voglia né di scrivere né di parlare con qualcuno. Piuttosto, desidero ritrovarmi e in fretta. Avete mai vissuto, anche solo per cinque minuti, una situazione simile alla mia? All’improvviso, un pensiero mi balena nella mente. Ridere, ecco di cosa ho bisogno. Frugo nella borsa e ritrovo un vecchio libro che avevo accantonato. Una collana famosa, i Tascabili Economici Newton, che in 100 pagine a sole 1000 lire “custodiscono il fascino di autori senza tempo della letteratura” come è riportato sulla quarta di copertina. E di fascino, Oscar Wilde, ne ha tanto. Fin troppo famoso ma ben poco conosciuto. Il commediografo brillante, l’esteta, l’icona del mondo gay, ricercatore del Bello e, soprattutto, di un Dio e di una fede che abbracciò dopo la drammatica esperienza del carcere. Un mistero, per molti, non pienamente svelato. Un uomo ed un’artista dalla personalità poliedrica, complessa, ricca. Un anticonformista che amava stupire la conservatrice società dell’Inghilterra vittoriana ma anche un attento osservatore della modernità con i suoi aspetti positivi e, al tempo stesso, inquietanti. Con una penna arguta e tagliente, lo scrittore irlandese conferma in questi quattro racconti (pubblicati nel 1891) la propria abilità nel ritrarre l’high society inglese servendosi di un’effervescente ed ironica leggerezza essenziale per contrastare le seriose costrizioni della ragione. Non mi soffermerò sulle trame quanto sulla personalità di un uomo, l’autore, fuori dal comune sottovalutato ed osteggiato dalla critica del tempo.

800px-A_Wilde_time_3 (1)Brillante, irriverente, geniale Oscar Wilde che nell’arte vide l’immutabile perfezione in grado di contrastare l’effimera esistenza umana. Due ore dopo, chiudo il libro con una sensazione di appagamento difficile da descrivere ed un’espressione beata che a qualche passante più attento può risultare singolare: per la serie “la tipa non sta bene” ma per lui, sono pronta a tollerarlo. Per lo stesso Oscar che quando incontrò Andrè Gide in Algeria disse: “Ti piacerebbe conoscere il dramma della mia vita? Ho messo il genio nella mia vita; ho messo solo il mio talento nelle mie opere”.

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