L’accomagnatrice

accompa“Forse, se in quelle settimane, Marija Nikolaevna avesse mutato volto e anima – se avesse sofferto al punto che tutti, me compresa, avessero potuto notarlo, se si fosse ammalata o avesse perduto la voce – non so, forse mi sarebbe bastato. Invece non notavo niente, a parte una strana dolcezza e, ogni tanto, uno sguardo inquieto. Era di nuovo gentile e sollecita con Pavel Fjodorovič, lavorava di nuovo molto e con zelo. In certi periodi, imbelliva in modo straordinario e continuava la sua vita, con sicurezza e in piena libertà. Ed io mi sentivo sempre più sbiadita davanti a lei, che diventava sempre più grande come cantante e, fisicamente e spiritualmente, si avvicinava al punto focale della sua esistenza, punto che avrebbe saputo far durare a lungo, grazie all’intelligenza, alla bellezza e alla bravura”. Per sfuggire al mondo degli uomini, complicato e caotico, ho dissimulato la donna che cresce in me per rientrare nell’universo della bambina, della sognatrice e della poesia. C’è un potere indiretto ed una forma più sottile di distruttività. Un fondo duro come la roccia. Una verità amara ma che, se riconosciuta in tempo, è possibile evitare. Concedersi una pausa, insomma, dalla ragnatela quotidiana di sotterfugi e trasmutazioni nella quale viviamo non è mai segno di debolezza. Rovistando tra gli scaffali della biblioteca di un paese vicino, il mio occhio (non troppo stanco, a quanto pare!) è caduto su “L’accompagnatrice” di Nina Berberova. Pietroburgo, 1919: Sonecka cammina lungo le strade gelate dal terribile inverno russo verso quel cambiamento che, a breve, investirà la sua giovane vita. Fino a quel momento, ha condotto un’esistenza povera fatta di stenti e di privazioni legata unicamente alla madre e al pianoforte, con la certezza di essere il frutto di un’unione proibita. La figlia illegittima di un giovane appena diciannovenne all’epoca della sua nascita e che lei non conoscerà mai “avevo accusato mio padre di “oltraggio”, capii in seguito di esser stata ingiusta: aveva diciannove anni, per lui mia madre era solo una tappa verso la maturità definitiva. Probabilmente non sospettava neppure che alla sua età fosse ancora vergine. Ma lei? Con quanta passione e con quanta disperazione, malgrado i momenti d’amore, doveva averlo amato per accettare un rapporto con un uomo che avrebbe potuto essere suo figlio e per generare una figlia da quel breve ed unico legame della sua vita. E che le rimaneva, di tutto questo, nella memoria e nel cuore?” Anche Sonecka, come sua madre, termina gli studi al Conservatorio e diviene una pianista. Tuttavia, come lei, sente di essere destinata ad un futuro di solitudine che la spinge a provare nei confronti della genitrice un misto di affetto e di rancore per averla messa al mondo. La svolta giunge inaspettatamente quando Mitenka, l’unico allievo di sua madre, le fa conoscere una cantante lirica di successo alla ricerca di una pianista che possa accompagnarla al piano durante i suoi numerosi concerti. Si crea, così, un rapporto profondo tra le due donne: ambiguo e ricco di sfaccettature, al tempo stesso. Da un lato, Sonecka è grata a Marija Nikolaevna per averla accolta in casa insieme al marito Pavel Fjodorovič offrendole un lavoro ed una possibilità di miglioramento; dall’altro, si sente soggiogata da lei ed avverte costantemente la propria inferiorità nei confronti di una donna bella e sicura di sé, amata da tutti. Ma, soprattutto, felice. Il contrario, l’opposto di Sonecka. “Lei si muove, parla e canta con grande sicurezza, accompagnando parole e movimenti con gesti calmi, misurati delle mani; sembra sprigionare una specie di calore, una scintilla – divina o diabolica -, non esita mai tra il sì e il no. Io mi sento, a volte, fasciata da una bruma di incertezza, d’indifferenza, di noia, nella quale mi dibatto come un insetto notturno si dibatte nella luce del sole, prima di accecarsi o paralizzarsi”. Finisce, quasi, per nutrire invidia nei confronti della personificazione di una felicità dalla quale sa di essere esclusa: la vittima di un destino che non la vedrà mai protagonista ma una scialba comparsa della propria vita. Un diario intenso e sofferto scritto in prima persona dalla stessa protagonista. Un romanzo breve, narrato con semplicità e naturalezza, da una donna capace di donarci un quadro perfetto dell’esistenza colta nella sua complessità; in grado, sostanzialmente, di farci riflettere e commuovere.

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Nina Berberova

Ci sono libri che si adagiano nella loro copertina e lì rimangono, senza uscirne mai più. Ce ne sono altri che non ci stanno, sembrano straripare, vivono con noi per anni, cambiandoci, modificando la nostra coscienza. E poi c’è un terzo tipo di libri, i quali influiscono sulla coscienza ( o sull’essenza ) di un’intera generazione letteraria, lasciando la propria impronta nel secolo. Il loro “corpo” si trova sullo scaffale della libreria, ma l’anima è nell’aria, ci circonda, noi li respiriamo e loro sono in noi”. Brava, Nina. Libri come questo lasciano dentro un segno indelebile che il lettore porta dentro di sé per sempre.

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