Il canto di me stesso [Voci]

22

 

Il falco maculato mi si precipita accanto e mi accusa,

si lamenta delle mie chiacchiere e del mio ozio.

Neanche io sono domato, io pure sono intraducibile.

Emetto il mio grido barbarico sopra i tetti del mondo.

L’ultima folata del giorno si trattiene per me,

lancia dietro le altre la mia effigie precisa quanto ogni altra per il deserto pieno di ombre

e lusingando mi trascina verso il buio e il vapore.

Come l’aria svanisco, scuoto i miei bianchi capelli al sole che sfugge,

spargo la mia carne in vortici e la trascino in frange merlettate.

Lascio me stesso alla terra per nascere dall’erba che amo.

Se ancora mi vuoi, cercami sotto le suole delle scarpe.

Difficilmente saprai chi io sia o cosa significhi

e tuttavia, sarò per te salutare

e filtrerò e darò forza al tuo sangue.

Se non mi trovi subito non scoraggiarti,

se non mi trovi in un posto cerca in un altro

da qualche parte starò fermo ad aspettare te.

 

(da Foglie d’erba, Walt Whitman)

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