L’attualità di Albert Camus, poliedrico e anarchico [da ArtSpecialDay]

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Il pensiero di Albert Camus rinforza gli uomini, incita alle armi, promuove la fratellanza, serra i ranghi e prepara alla più grande delle battaglie, quella contro l’assurdo. Camus dopotutto è stato un uomo poliedrico: filosofo, scrittore, drammaturgo, anarchico, c’è un filo rosso che lega tutte queste figure, infatti prima di tutto egli è stato un uomo in rivolta.

Albert Camus nasce in Algeria, a Mondovi, nella notte del 7 novembre 1913 in una casupola situata nell’appezzamento di terra destinato a suo padre Lucien, bracciante agricolo francese. La famigliola, già povera, è duramente provata l’anno successivo dalla morte del padre nella battaglia della Marna, una delle più sanguinose della Prima Guerra Mondiale. Mamma e figlioletto si trasferiscono ad Algeri nel quartiere popolare di Bellecourt. La grande baia, la promessa del mare, il sole, la luce forte distesa sulla città influiscono profondamente sulla sensibilità del bambino. Nel 1919 Albert viene iscritto alla scuola comunale del quartiere ed è qui che il suo destino conosce una svolta: il maestro, Louis Germain, colpito dalle sue capacità intellettuali di Albert, lo prepara all’esame per la borsa di studio che gli permetterà di frequentare la scuola secondaria e si adopera per vincere le resistenze della madre di Camus.

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Nel 1930 viene colto dal primo attacco di tubercolosi, la malattia che, con alti e bassi, lo affliggerà per tutta la vita senza tuttavia abbatterlo mai né nel fisico né nel morale. Nel 1933, a vent’anni, si iscrive al Partito Comunista, ma nel ’35 a causa del patto Laval-Stalin lascia il partito. Comincia qui il suo impegno a favore della giustizia e del riscatto economico, sociale e culturale dei più poveri, in Algeria come in Cabilia come in Francia. Fonda il Théatre du Travail e partecipa alla scrittura del dramma collettivo Rivolta nelle Asturie, che racconta della ribellione dei minatori delle Asturie repressa ferocemente nel sangue e del quale viene proibita la rappresentazione.

Il teatro, dirà in seguito Camus che per il teatro lavorerà a lungo, è una collettività di tecnici, attori, scrittori, registi che sono obbligati alla solidarietà. […] Il frutto di due mesi di lavoro su un palcoscenico è un frutto che si raccoglie tutti insieme o non si raccoglie affatto.

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Nel 1936 Camus viene assunto da Radio Algeri come attore ed è inviato a recitare i classici francesi nei villaggi di campagna algerini. Entra nella redazione di Alger républicain: si occupa di cronaca nera e di critica letteraria, ma eccelle come inviato ed editorialista. Nei suoi articoli denuncia lo sfruttamento dei nordafricani e lo stato miserabile nel quale vengono tenuti dal governo coloniale. Testimone instancabile del suo tempo, Camus è intransigente, rifiuta ogni compromesso che possa «distogliere dall’umanità». All’inizio del 1940 lascia l’Algeria e parte per Parigi, dove entra a France Soir. Vive ogni giorno lontano dall’Algeria come un giorno d’esilio. Nel maggio dello stesso anno termina la stesura de Lo straniero.

Il romanzo La peste, che esce nel 1947, ottiene grande successo di pubblico nonché il Prix des critiques ed intanto Camus continua nella sua campagna libertaria: scrive una serie di articoli contro tutte le dittature (Né vittime né carnefici) e si interroga con sempre maggior intensità ed indignazione sul problema della violenza nel mondo.

La pubblicazione de L’uomo in rivolta nel 1951 scatena una lunga e durissima polemica con Jean Paul Sartre: Camus auspica una società a misura d’uomo, un nuovo umanesimo fondato sulla solidarietà e critica le degenerazioni dello stalinismo; Sartre rifiuta questo tipo di approccio, che considera ancora borghese e, in fondo, passivo. La polemica tra i due intellettuali francesi più rappresentativi degli anni Cinquanta si concluderà con una definitiva ed irreparabile rottura allo scoppio della guerra d’Algeria, nel 1954. Come francese d’Algeria che ben aveva conosciuto torti ed errori del colonialismo, Camus moltiplica gli appelli affinché le conseguenze dello scontro civile – in quello che considera ancora il suo Paese – non ricadano sulla popolazione inerme, auspicando una soluzione negoziata. Questi appelli susciteranno la veemente reazione di Simone de Beauvoir, compagna di Sartre, che condannerà di nuovo senza appello il punto di vista “umanitario” di Camus, che anche per questo invece nel 1957 riceve il Premio Nobel per la Letteratura. Durante la cerimonia di premiazione, pronuncia a Stoccolma e a Uppsala due importanti discorsi. Dopo aver ringraziato pubblicamente il suo maestro delle elementari per averlo aiutato ad intraprendere i primi studi e avergli dedicato il premio, a proposito degli intellettuali, sottolinea:

La nostra sola giustificazione, se ne abbiamo una, è di parlare in nome di tutti coloro che non possono farlo.

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Il 4 gennaio 1960 Albert Camus muore in un incidente d’auto nel quale perde la vita anche il suo editore Michel Gallimard. Sulla dinamica dell’incidente si diffondono sin da subito seri dubbi: c’è chi parla apertamente di un sabotaggio dell’automobile a opera di ignoti, forse di agenti del KGB per ordine del Ministro degli Esteri sovietico Šepilov, attaccato da Camus in un articolo del 1957. Vicino al corpo di Camus viene rinvenuto il manoscritto de Il primo uomo, che viene pubblicato postumo.

L’eredità di Albert Camus potrebbe racchiudersi in questo pensiero «L’unico modo per affrontare un mondo non libero è diventare così liberi che la vostra stessa esistenza diventi un atto di ribellione», per cui l’unico scopo del vivere umano si celava nella lotta, nella ribellione, nel combattere le ingiustizie sociali e le manifestazioni di scarsa o inesistente umanità.

Alessia Amato per MIfacciodiCultura

 

http://www.artspecialday.com/9art/2017/11/07/lattualita-albert-camus/

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